a cura di Carmen Tosto

Ākāśa

Dalla radice kāś, “brillare”, “essere visibile”, “manifestarsi”, preceduto dal prefisso ā, indicante un movimento, talvolta di ritorno (come ad esempio nel caso di gam, "andare" ed āgam, "venire").
Il termine ākāśa racchiude dunque in sé l’idea di una luminosità intrinseca, di un brillio che si diffonde e getta luce su ciò con cui viene a contatto.

a cura di Carmen Tosto

Saṃnyāsa

significa letteralmente “deposizione completa” ed ha il senso di “abbandono definitivo”.
E che cos’è che si abbandona? Il focolare domestico, in primo luogo, ed il proprio status di gṛhastha, “capofamiglia”, e di individuo sociale in secondo luogo.

Anūpana

a cura di Carmen Tosto

Anupāna (anu+pāna dove anu viene tradotto con "prima" e pāna con "assunzione di una sostanza"), indica di norma una sostanza che viene assunta prima, durante o dopo la somministrazione di un farmaco ayurvedico, allo scopo di esaltarne le proprietà medicamentose e favorirne l’ottimale distribuzione ed assorbimento.

Pranayama

La parola Pranayama è composta da Ayama ovvero "controllo" e Prana, "soffio vitale". Una traduzione possibile, ma non completa, è "controllo del soffio vitale", ovvero controllo del Prana

Pada (पद) 

Pada in sanscrito significa "parola", da non confondere con pāda che vuol dire invece “piede". Si dice che le parole dei Veda possono essere veramente comprese solo da chi possiede un certo livello Spirituale, viceversa conferiscono solo una piccola parte del loro reale significato.

Dhanvantari, il Dio della Medicina, la divinità che presiede all'Āyurveda viene adorato in tutto il paese per il sollievo dalle malattie.
Ci sono templi di culto dedicati al Dio Dhanvantari e, cosa interessante, questi templi si trovano nell'India meridionale, specialmente nel Kerala.

Ghṛta è una parola sanscrita e si tratta di un termine tecnico che viene tradotto di norma con “Ghī” ovvero il burro chiarificato. È uno dei cinque prodotti derivati dalla mucca, i pañcagavya: dūdh (latte), dahī (yogurt), ghī (burro chiarificato), mūtr (urina) e gobar (sterco).
È un importante ingrediente da sempre usato in Āyurveda ed ampiamente descritto negli antichi testi classici ayurvedici. Esistono diversi Ghī” medicati che vengono utilizzati per via esterna ed interna.

Questa Upaniṣad di 57 versi paragona la mistica sillaba OM ad un uccello. La parte centrale di questa opera consiste nella descrizione del nāda (suono) che l’adepto è in grado di percepire grazie a particolari tecniche yogiche. 

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