YOGA e DIABETE

Published in Yoga

A cura di Carmen Tosto (2014)

Negli antichi testi classici dello Yoga, ritroviamo molte indicazioni circa l’utilizzo delle pratiche yogiche anche a scopo terapeutico.
I vocaboli utilizzati si riferiscono essenzialmente a particolari forme di energia che possono lavorare e concorrere nel riequilibrio del corpo e della mente, ma vi sono anche precise indicazioni rivolte a particolari patologie.
Era ben nota già da allora l’influenza che la mente esercita sul corpo, e per questo motivo occorre partire da lì e cercare di raggiungere uno stato mentale sereno e distaccato.
Le nostre più moderne ricerche scientifiche riconoscono anch’esse questo fondamentale principio, e lo Yoga viene considerato uno dei mezzi più efficaci per gestire e ridurre lo stress: adeguate tecniche del respiro, esercizi di concentrazione e pratica della meditazione, aiutano a ridurre le agitate onde mentali.

La relazione fra stress e diabete è ormai da tempo ben nota ed i principali obbiettivi che lo Yoga si pone nel trattamento del diabete di tipo 2 (mellito), possono essere così sintetizzati:
• Alleviare lo stress di corpo e mente
• Donare profondo riposo al corpo dopo ogni sforzo
• Aumentare la produzione di insulina
• Mantenere un ottimale livello di glucosio nel sangue • Mantenere un ottimale livello di colesterolo
• Regolare le funzioni metaboliche
• Prevenire le complicazioni
• Promuovere in generale lo stato di salute
A livello fisico una giudiziosa combinazione fatta da modificazione della dieta, kriya (gesti purificatori), esercizi di allentamento dello stress, tecniche del respiro e meditazione, possono essere di valido aiuto nel trattamento del diabete.

ASANA
(Posizioni dello Yoga)
“Il corpo è l’arpa della vostra anima, sta a voi trarne suoni confusi o melodiosi” (K.Gibran)
Un buon programma di trattamento prevede una combinazione di selezionate posizioni in piedi, sedute, supine e prone.
Un aspetto importante è quello di ricercare la stabilità ed il comfort in ogni posizione assunta. Dopo aver raggiunto una posizione vi è la necessità di rilassare tutti i muscoli per cercare di mantenere la posizione il più a lungo possibile, poichè solo il mantenimento prolungato consente ad ogni posizione di agire in profondità.
Le posizioni dello Yoga regolano in generale le funzioni metaboliche in virtù degli appropriati stiramenti muscolari seguiti da una necessaria fase di rilassamento di tutti i muscoli del corpo. Una speciale enfasi nel trattamento del diabete, viene data a tutte quelle posizioni che vengono accompagnate da profondi respiri e che, agendo sul diaframma, massaggiano direttamente il pancreas, rilassandolo ed apportando maggior flusso di prana. Tutti gli organi interni in virtù delle compressioni e degli stiramenti godono di maggior afflusso sanguigno, oltre che di miglior ossigenazione.
Ogni posizione che allunga, comprime o fa ruotare l’area addominale porta inoltre nel praticante un contatto diretto e maggior consapevolezza nella zona del pancreas.
La secrezione di glucagone viene aumentata sotto gli stati di stress, lo Yoga riduce efficacemente lo stress riducendo così il glucagone e migliorando l'azione dell'insulina.
Il tono prima ed il rilassamento muscolare poi, apportano maggior flusso di sangue ai muscoli e ciò migliora l’espressione del recettore dell'insulina sui muscoli provocando un maggiore assorbimento di glucosio da parte dei muscoli e quindi la riduzione di zuccheri nel sangue.
La pressione sanguigna ha un grande ruolo nello sviluppo delle complicanze diabetiche ad essa correlate, lo Yoga produce benefici effetti nella regolarizzazione dei valori pressori e lo stesso vale per i livelli di colesterolo aumentati.
La pratica dello Yoga riduce inoltre, l’adrenalina, la noradrenalina ed il livello di cortisolo nel sangue, che sono definiti essere gli ormoni dello stress.
Questo è un probabile meccanismo di miglioramento sull’azione dell'insulina.
Molte posizioni dello Yoga inoltre agiscono direttamente sul pancreas, stimolando quindi la funzione pancreatica.
Ardha Cakrasana (pos. della mezza ruota), Pada Hasthasana (pos. delle mai e dei piedi), Pavritta Trikonasana (torsione nella pos. del triangolo), Ardha Matsyendrasana (torsione spinale), Ustrasana (pos. del cammello) , Bhujangasana (pos. del cobra), Dhanurasana (pos. dell’arco), Sarvangasana (pos. di tutto il corpo sostenuto) , Halsana (pos. dell’aratro), Matsyasana (pos. del pesce).
Ovviamente il corretto apprendimento della pratica necessita di una attenta guida da parte di un insegnante esperto che possa consigliare ed in questo specifico caso, adattare e quindi personalizzare al meglio, tutte le posizioni o le sequenze più adatte nel trattamento del diabete. Ma per ottenere gli effetti benefici è necessario che le posizioni vengano mantenute a lungo ed in assenza di sforzo, così come è raccomandato dagli antichi testi classici dello Yoga.
Solo il mantenimento prolungato e rilassato di una posizione, consente al praticante di raggiungere un assetto respiratorio adeguato, una mente solida e concentrata sull’azione che la posizione stessa svolge e quindi un importante richiamo energetico su un punto preciso. L’attenzione l’intenzione sono fondamentali, la partecipazione richiesta è piena ed attiva.

TECNICHE DEL RESPIRO
“Quando il respiro è agitato la mente è instabile, quando si aquieta, la mente trova la sua pace naturale” (Hatha Yoga Pradipika)
Vi sono inoltre vari tipi di Pranayama (tecniche di controllo del respiro) descritti nello Yoga ed alcuni di essi sono particolarmente indicati nella gestione del diabete.
Prima di intraprendere qualunque tipo di tecnica del respiro è necessario ritrovare la consapevolezza del proprio respiro ed imparare prima di tutto la respirazione completa e profonda.
Proprio durante gli stati di stress, il respiro per primo ci indica che qualcosa non va, la respirazione diventa superficiale e veloce, tutto questo rimbalza direttamente sugli stati mentali, i due aspetti sono intimamente correlati e si interscambiano di continuo.
Recuperare un respiro lento e profondo equivale quindi avere una mente chiara e calma.
Fra le varie tecniche Nadi Sodhana ovvero respiro a narici alternate (detto anche Surya Chandra Pranayama, ovvero il respiro del Sole e della Luna), è particolarmente indicato in quanto regolatore del flusso di prana. Questa particolare tecnica ha un profondo effetto sul sistema nervoso, riduce i livelli di stress ed aiuta quindi nel trattamento del diabete.
Vi sono poi altre e peculiari tecniche del respiro ma, come per ogni pratica, l’insegnamento deve essere diretto (non attraverso la lettura di un testo) e da parte di un insegnante esperto.

LA MEDITAZIONE
“La meditazione non è una fuga dal mondo non è un isolarsi e chiudersi in sè ma piuttosto la comprensione del mondo e delle sue vie” (J.Krishnamurti)
Durante la meditazione è possibile sperimentare uno stato di silenzio e quiete interiore tali da permettere al praticante di prendere le distanze dai propri pensieri e dalle emozioni perturbanti, diventando un semplice testimone ed osservatore degli stati mentali. E’ così possibile riportare stabilità e calma verso il proprio nucleo centrale. Durante la pratica meditativa la mente scende dolcemente in uno stato di trascendente e profondo silenzio.
Il prolungarsi di tale stato consente lo scioglimento dei conflitti emotivi, promuovendo su un livello più profondo lo stato di salute.
La pratica della meditazione è particolarmente utile nella gestione dello stress. Uno stato rilassato e concentrato della mente è l'obbiettivo di qualsiasi forma di meditazione e ciò crea un effetto calmante sul sistema nervoso, portando equilibrio tra sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Inizialmente la meditazione può essere difficile da praticare, la mente è instabile e sfugge a qualsiasi tentativo di disciplinarla ma a questo scopo può essere utile avere un preciso oggetto di concentrazione, qualcosa di pratico su cui la mente può cercare di fermarsi.
In particolare per il diabete, la concentrazione diretta sul pancreas ha mostrato, in numerosi studi, effetti positivi sui livelli di zucchero.

IL RILASSAMENTO
Il rilassamento profondo e consapevole, chiamato Yoga Nidra, è un processo attivo di distensione molto importante, che aiuta ad alleviare lo stress ed ha effetti positivi sul complesso mente/ corpo.
Di norma si tratta di un esercizio che viene guidato, ma con una buona pratica è possibile anche eseguirlo da soli.
Vi sono diverse tecniche, si tratta di trovare la pratica più adatta a sè.
Durante la fase finale, una volta raggiunto il rilassamento completo di ogni parte del corpo, è di grande aiuto dirigere la mente su un punto preciso come in questo caso il pancreas.
Secondo la fisiologia mistica dello Yoga vi sono numerosi centri energetici chiamati Chakra (lett. ruota, vortice) che possono essere secondo alcune correnti di pensiero, associati a determinati organi o plessi nervosi.
Quello che noi comunemente definiamo “plesso solare” viene identificato con il Chakra Manipura, situato fra l’ombelico e la regione dello stomaco. Alla sua destra ed alla sua sinistra vi sono due piccoli centri energetici: alla destra Surya (Sole) collegato con il fegato ed alla sinistra Chandra (Luna) collegato con milza e pancreas.
Quando tutto il corpo è ben rilassato portare l’attenzione nella regione del pancreas e visualizzare una piccola luna argentea e luminosa proprio in quel punto. Ad ogni respiro, mandare il respiro , veicolo stesso dell’energia, direttamente sulla parte e visualizzare la piccola luna che diventa sempre più brillante.
Questa semplice tecnica di concentrazione e visualizzazione, consente di migliorare il flusso di prana nella regione del pancreas.

LO YOGA NELLA GESTIONE DELLE COMPLICAZIONI
Le complicazioni del diabete per es. la neuropatia diabetica, vengono gestite attraverso piccoli e consapevoli esercizi dedicati alle piccole e grandi articolazioni, al fine di riconquistare parte della flessibilità perduta. Vi sono particolari e semplici esercizi dedicati alle dita delle mani, ai piedi, alle ginocchia ect. Ovviamente anche quello che ci sembra essere solo un piccolo e semplice esercizio se viene eseguito ogni giorno ha il suo impatto e la sua efficacia nell’arco del tempo. E’ necessario quindi che la pratica sia quotidiana e non relegata al corso settimanale.
Lo Yoga propone inoltre dedicati e specifici esercizi per gli occhi che aiutano ad affrontare altre problematiche e possibili complicazioni del diabete, rinforzando la vista ed agendo positivamente sui muscoli oculari.

RICERCHE E STUDI
E’ possibile trovare molti studi e ricerche effettuate sullo Yoga nella gestione del diabete.
Sono stati effettuati studi specifici in soggetti normali e con il diabete per valutare il ruolo delle pratiche di yoga sul controllo glicemico, la cinetica dell'insulina, la composizione del corpo della tolleranza all'esercizio e varie co-morbidità come l'ipertensione e dislipidemia. Questi studi sono stati sia condotti a breve ed a lungo termine.
Molti studi hanno confermato l'utilità del ruolo dello yoga nel controllo del diabete mellito. A digiuno e nella fase post-prandiale il livello di glucosio nel sangue è sceso in modo significativo ed il migliorato stato glicemico è stato mantenuto per lunghi periodi di tempo. Si è notata la riduzione del fabbisogno di farmaci e si è ridotta inoltre l'incidenza di complicanze gravi come l'infezione e la chetosi. Vi sono stati cambiamenti significativi nelle cinetica dell'insulina e quelli di ormoni contro-regolatori come il cortisolo. Si è notata una diminuzione degli acidi grassi liberi, un aumento della massa magra e la diminuzione della percentuale di grasso corporeo.
Il numero di recettori per l'insulina è aumentata e vi è stato un miglioramento della sensibilità all'insulina ed il declino della resistenza all'insulina. Tutto questo suggerisce come le pratiche yogiche possano avere un ruolo attivo e positivo anche nella prevenzione del diabete.

Malhotra V, Singh S, Tandon OP, Sharma SB. The beneficial effect of yoga in diabetes.
Nepal Med Coll J. 2005 Dec;7(2):145-7.
Aljasir B, Bryson M, Al-shehri B. Yoga Practice for the Management of Type II Diabetes Mellitus in Adults: A systematic review
eCAM 2010;7(4)399–408 doi:10.1093/ecam/nen027

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