Āyurveda e salute: una giornata tipo

Published in Pratica Ayurvedica
Natura e Benessere n. 26 – pag. 14/20 (2008)
a cura di: dr. Antonio Morandi, Carmen Tosto

Secondo la Scienza della Vita, l’orologio doshico scandisce il nostro quotidiano. Vivere ogni giorno seguendo le pratiche ayurvediche vuol dire sfruttare al meglio le correlazioni tra l’ambiente ed il nostro organismo. Dal risveglio al riposo notturno, ecco un esaustivo programma per vivere a lungo sani e in armonia.
Il termine Dinacharya indica, per l’Āyurveda, il tempo intercorrente tra l’alba ed il tramonto, il periodo del giorno in cui l’attività deve essere massima sia riguardo la propria attività lavorativa, fisica ed intellettuale, sia volta all’assunzione del cibo ed alla promozione attiva della propria salute, mentre per Ratricharya si intende il tempo dedicato alla notte.
In Āyurveda, infatti, nulla è lasciato al caso; intime e strette correlazioni fanno sì che tutti gli elementi animati ed inanimati siano coinvolti in un continuo gioco di equilibri, là dove tutto influenza tutto. Le interazioni sono sempre reciproche e si trasmettono in sequenze infinite. Ogni nostra minima azione, così come il più piccolo segnale dell’intero organismo, si ripercuote nell’ambiente propagandone gli effetti.

Dinacharya, la routine igienica dell’Ayurveda: ogni nostra minima azione, così come ogni segnale dell’organismo, si ripercuote nell’ambiente propagandone gli effetti.Per analogia accade ciò che si verifica quando lanciamo un sasso in uno stagno: le onde concentriche create dall’impatto del sasso con l’acqua si diffondono all’infinito. Con questa stessa logica noi riceviamo dall’ambiente quelle informazioni che a loro volta ci cambiano e ci modellano continuamente. L’universo è in un ininterrotto e permanente stato di mutazione autoindotto da se stesso, in modo ricorrente. Eventuali rotture di tale ritmo vengono rapidamente cancellate tramite un aggiustamento del sistema stesso che porta alla conclusione del processo tramite la dissoluzione dell’elemento origine del turbamento. Ciò è quanto accade in un organismo nel quale l’alterazione del flusso di informazioni porta ad un mutamento del sistema; inizialmente questo processo è prima isolato e modificato attraverso la modalità che noi conosciamo come “malattia” ed in seguito può essere eventualmente eliminato attraverso la morte, se la malattia non riesce a ristabilire nuovi equilibri compatibili con il sistema.

L’Āyurveda considera quindi di fondamentale importanza il saper vivere in sintonia con la natura e con i suoi ritmi; ogni giorno veniamo attraversati da onde di cambiamento, ognuna delle quali porta in sé le informazioni fornite dall’ambiente in quel preciso momento... abbiamo così un ciclo dominato da Kapha al quale fa seguito un ciclo Pitta ed infine un ciclo Vata1. Queste tre fasi si avvicendano dall’alba al tramonto ed ancora, nello stesso ordine, dal tramonto all’alba.

 

Tutto ciò che ci circonda è la manifestazione dei Cinque Elementi contemplati dall’Āyurveda ed espressi e percepiti tramite le qualità dei dosha e, così come i dosha influenzano l’ambiente esterno, allo stesso modo essi regolano la nostra fisiologia in misura maggiore o minore secondo periodi ben precisi della giornata.
In questi particolari momenti sentiamo aumentare le caratteristiche tipiche di quei dosha in modo proporzionale, a seconda della loro presenza nel nostro organismo. Per la legge del simile che aumenta il simile, e sempre in virtù di questa legge, le malattie, che essenzialmente sono caratterizzate dall’eccesso di uno o più dosha, manifesteranno quindi i loro picchi di gravità in particolari momenti del giorno.
Osservando lo scorrere delle ore secondo un ideale orologio “doshico”, possiamo dividere la giornata in tre coppie di periodi in base all’influenza dei dosha; i passaggi da un periodo all’altro sono graduali e la rappresentazione grafica di queste influenze può essere espressa come la sovrapposizione di tre sinusoidi.

Dalle 6.00 alle 10.00 e dalle 18.00 alle 22.00, l’ambiente esprime maggiormente le qualità di Kapha; durante queste ore possiamo sperimentare un particolare senso di “pesantezza” che si traduce, ad esempio, nella lentezza ad “ingranare” soprattutto se ci alziamo tardi al mattino, così come avvertiamo la stanchezza vespertina anche in assenza di una attività che la giustifichi. Dal punto di vista patologico, le qualità di Kapha sono ben espresse dalla depressione che, in queste due fasi della giornata, esprimerà i suoi momenti peggiori.

Dalle 10.00 alle 14.00 prevale Pitta che stimola i processi digestivi regolando la sensazione di fame che tutti naturalmente sperimentiamo in queste ore del giorno. Pitta, però, prevale anche nel periodo che va dalle 22.00 alle 2.00 ma in questo caso la sua azione è quella di stimolare la fase più profonda, metabolica, della digestione e la fase emuntoria. Le ulcere, manifestazioni patologiche in cui Pitta è protagonista, presentano le loro esacerbazioni proprio in queste ore.

Dalle 14.00 alle 18.00 e dalle 2.00 alle 4.00 domina Vata con le sue qualità di movimento e di instabilità; ciò diviene evidente nelle ore diurne durante le quali ci muoviamo nell’ambiente, lavoriamo ed interagiamo di più. Le ore notturne, invece, rappresentano le fasi del sonno più leggero, quelle ore in cui ci alziamo più spesso per andare in bagno o quando si manifestano definiti segni fisiologici quali il flusso mestruale o le doglie del parto (sempre controllati da questo dosha).
Dal punto di vista delle esacerbazioni di sintomi di malattie correlate con Vata, possiamo citare ad esempio l’insonnia, frequentissima dalle 2.00 alle 6.00, così come gli attacchi di ansia e di panico che si palesano più spesso dalle 14.00 alle 18.00.
 

Orari dominanza dei Dosha

KAPHA 06.00 - 10.00 18.00 - 22.00
PITTA 10.00 - 14.00 22.00 - 02.00
VATA 14.00 - 18.00 02.00 - 06.00
  VATA PITTA KAPHA
ALBA dominante neutro in accumulo
MATTINO in diminuzione in accumulo dominante
MEZZOGIORNO neutro dominante in diminuzione
POMERIGGIO in accumulo in diminuzione neutro
CREPUSCOLO dominante neutro in accumulo
PRIMA SERA in diminuzione in accumulo dominante
MEZZANOTTE neutro dominante in diminuzione

 

L’Āyurveda consiglia di seguire attentamente e con cura questo orologio “doshico” in modo tale da poter regolare i ritmi della vita su parametri che favoriscano naturalmente l’equilibrio con i flussi e con le oscillazioni della natura. Risulterà quindi favorevole armonizzarsi con l’energia solare ed alzarsi un’ora prima dell’alba; in questo periodo, infatti, domina Vata e si può dunque trarre vantaggio dalle sue caratteristiche di leggerezza, fresco, allegria, movimento: qualità che portano naturalmente all’eliminazione dei prodotti di scarto ed alla purificazione. Rimanendo a letto più a lungo e svegliandosi quindi in un periodo dominato da Kapha, ci si sentirà più pesanti, più lenti e paradossalmente più stanchi, con la sensazione di non aver riposato bene.

Anche la routine igienica quotidiana suggerita dall’Āyurveda è molto precisa e prevede una serie di procedure utili ad iniziare e continuare la giornata nel modo migliore; tali procedure andranno ovviamente adattate per bilanciare la costituzione e le necessità individuali secondo le influenze doshiche circadiane. Occorre inoltre tener conto che le qualità del risveglio saranno mantenute ed influenzeranno il resto della giornata, stabilendo in questo modo i presupposti fondamentali per una vita armoniosa ed in salute.

Possiamo quindi dividere le indicazioni generali dell’Āyurveda in differenti “capitoli” in base ai periodi della giornata.

 

RISVEGLIO (è indicato il risveglio all’alba)

Al risveglio è bene non alzarsi di scatto ma rimanere a letto ancora per qualche istante per prendere meglio coscienza del proprio corpo e lasciar fluire le sensazioni del risveglio, per ricordare i sogni e adottare un atteggiamento di gratitudine e calma, così da nutrire la mente con pensieri positivi al fine di trasferire un comportamento di consapevole attenzione verso tutte le attività del nuovo giorno.

È consigliabile bere a digiuno un bicchiere d’acqua tiepida oppure calda, secondo le indicazioni e le necessità individuali. Questa semplice pratica stimola i riflessi gastrointestinali che faciliteranno una naturale evacuazione consentendo di eliminare le impurità accumulate nel tratto digestivo.

Dopo aver espletato le funzioni corporali, è necessario pulire la lingua con l’apposito raschietto (dhauti) per rimuovere la patina (depositi di tossine) che può formarsi durante la notte. Si tratta di una pratica altamente consigliata e benefica in quanto tale rimozione non riguarda solo la superficiale eliminazione della patina ma aiuta in particolare ad espellere il muco in eccesso, alleggerendo in parte Kapha (il muco a volte viene espulso anche dalle fosse nasali e tramite la lacrimazione).

A questo punto si deve sciacquare bene la bocca e passare alla pulizia dei denti per la quale tradizionalmente erano usati rametti di piante medicinali, ad esempio di neem (in Italia si utilizzano le foglie fresche di salvia); occorre pulire accuratamente gli spazi interdentali ed in seguito usare un dentifricio adatto. A tale proposito l’Āyurveda consiglia soprattutto i dentifrici in polvere a base di spezie ed erbe finemente polverizzate, dal particolare sapore (rasa) astringente che pulisce bene i denti e rinsalda le gengive; queste ultime dovranno anche essere ben massaggiate (usando olio di sesamo) utilizzando i polpastrelli. Per prevenire la piorrea e le malattie del cavo orale e, in senso ayurvedico, per nutrire e purificare udana vayu (quindi la funzione della parola e dell’attenzione) è utile praticare gargarismi (gandusha) con olio di sesamo, puro o diluito con un po’ d’acqua tiepida; è possibile aggiungere un po’ di sale oppure un pizzico di curcuma (secondo la Prakriti e la condizione del momento possono essere aggiunti altri ingredienti).

Si passa, poi, a pulire le fosse nasali mediante l’azione, ben conosciuta dai praticanti Yoga, chiamata Jala Neti (Jala è l’acqua e Neti significa pulire). Allo scopo viene usato un apposito strumento, detto Lota, riempito con acqua tiepida nella quale è stato disciolto un pizzico di sale. L’acqua, attraverso la tecnica appropriata, passa da una narice all’altra in modo semplice e naturale rimuovendo dai condotti nasali muco, polvere ed ogni altra impurità. Quando le narici saranno asciutte, massaggiarne l’interno con olio adatto (come quello di sesamo puro).

 

 

Dopo la pulizia del cavo orale si effettua quindi un breve massaggio del corpo e della testa con olio di sesamo puro o medicato, secondo le necessità individuali. Nell’antico testo Charaka Samhita si legge:

«Se una persona pratica regolarmente il massaggio d’olio, il suo corpo non risente di ingiurie o del lavoro più duro. La sua struttura fisica diventa forte, flessibile ed attraente. Mediante questa pratica il processo dell’invecchiamento è rallentato.»
(C.S. 5, 88-89)

Un altro passaggio del testo definisce meglio e chiarisce i meccanismi mediante i quali il massaggio esercita il suo benefico effetto:

«Vata domina nell’organo di senso del tatto, e questo organo ha la sua sede nella pelle. Il massaggio è di grande beneficio per la pelle; perciò andrebbe praticato regolarmente.»
(C.S. 5,87)

È opportuno, inoltre, avere cura ed oleare attentamente altre parti del corpo: le orecchie, il punto posto alla sommità del capo (Brahma Randhra), le narici, l’ombelico (Nabhi), l’ano ed i genitali.

Segue quindi il bagno o la doccia con acqua calda (evitando, però, l’eccesso di calore soprattutto sulla testa) per eliminare l’olio in eccesso rimasto sulla pelle dopo il massaggio e per rimuovere le tossine che ora sono affiorate in superficie. Non è consigliato l’uso di saponi o detergenti che rischiano di essere troppo aggressivi per la pelle: al loro posto si consiglia l’uso di miscele di polveri a base di legumi polverizzati miscelati ad erbe. Si può utilizzare anche la sola farina di ceci che lascia la pelle morbida e pulita.

Dopo la pulizia del corpo è bene praticare una moderata attività fisica, equilibranti tecniche del respiro e meditazione. L’esercizio fisico è di per sé un importante aspetto connesso ad una routine quotidiana equilibrata; Charaka sostiene:

«L’esercizio fisico dà leggerezza, efficienza, stabilità, resistenza alla fatica, elimina i dosha disturbati dal corpo (specialmente Kapha) e rafforza la digestione.»
(C.S. 7, 31-32)

A questo punto si può fare colazione, se indicato, in base alle proprie necessità e costituzione; la colazione non dovrà essere basata esclusivamente sul sapore dolce.
 

PRANZO

È preferibile pranzare presto e nelle ore indicate in quanto a mezzogiorno il potere di Pitta è al suo apice sia nell’ambiente esterno che in quello interno, il nostro potere digestivo cioè, al suo massimo grado in quel momento della giornata. Il pranzo dovrebbe essere completo e contenere tutti i sei sapori e tutti gli elementi, in accordo con la propria costituzione, la stagione, il luogo ed il potere di Agni, il fuoco digestivo.

Importantissimo è anche come si mangia; bisognerebbe farlo, infatti, in un’atmosfera serena e rilassata, in modo confortevole e dedicandosi completamente al cibo.
L’atteggiamento mentale durante i pasti è infatti determinante per un corretto processo digestivo: mangiare arrabbiati o in preda a forti emozioni, causa una difficile digestione. Va detto, peraltro, che attraverso il cibo è fondamentale ritrovare la connessione con gli elementi e con la Natura.
Dopo mangiato è consigliato rimanere tranquillamente seduti per cinque minuti; una breve passeggiata, poi, è utile per favorire la digestione, tanto che gli antichi testi dell’Āyurveda raccomandano di fare 100 passi dopo i pasti.
Evitare di dormire dopo pranzo; bambini, anziani e persone malate fanno eccezione a questa regola.
 

FINE DELLA GIORNATA LAVORATIVA

Questo arco della giornata, giunti a casa e prima della cena, sarebbe il momento ideale per sottoporsi a tutte quelle pratiche che rimuovono stress, tensioni fisiche e mentali, quali: rilassamento, yoga, meditazione, tecniche del respiro, ecc.
Questo è inoltre il tempo da dedicare alla famiglia e alla cura della condivisione e serenità.
 

CENA

È bene cenare presto, non dopo le 19.30; il pasto serale deve essere leggero e digeribile, evitando possibilmente tutti i cibi con qualità pesanti che, aumentando Kapha già eccitato dal momento della giornata, potrebbero compromettere la serenità digestiva e quindi il sonno.
Se possibile l’ideale sarebbe poter effettuare una breve passeggiata dopo cena, come consigliato per il dopo-pranzo, per aiutare la digestione e per prepararsi ad una serata tranquilla.
Si raccomanda anche di essere il più regolari possibili negli orari e nelle abitudini e, di sera, è vivamente sconsigliato intraprendere attività impegnative, ma anche leggere o impegnare gli organi di percezione fino a tarda notte. L’abitudine di andare a letto sempre alla stessa ora, infatti, favorisce il sonno.
 

RIPOSO NOTTURNO

In sintonia con il ciclo Kapha è opportuno andare a dormire abbastanza presto, non dopo le 22.00, quando i ritmi del corpo si placano naturalmente ed il sonno è buono, profondo e rigenerante; se si aspetta troppo a prendere sonno si entra nel ciclo Pitta e ci sarà di nuovo il desiderio di essere attivi.

Un buon massaggio ai piedi con olio di sesamo caldo rilassa e concilia il sonno.

Per vivere una giornata a ritmo perfetto ci vuole una notte di sonno perfetto.

 

Questo è quanto l’Āyurveda da millenni prescrive; si tratta di regole valide ancor più ai nostri giorni nei quali tutto viene confuso, dove la fretta ed i “ritmi” della vita moderna imperano e ci allontanano da quel prezioso serbatoio di armonia e salute che è la Natura.
Dunque, il consiglio per tutti è: rallentare, prendere tempo ed osservare… muoversi in sintonia con i ritmi della Natura…

«Non sapendo quanto sia vicina la verità, gli uomini la cercano lontano, sono come colui che in mezzo all’acqua chiede implorante da bere.»
(Hakuin. Ref. Ca.Sa.Su.cap.V – Su.Sa.Ci.cap.XXIV – As.Hr.Su. cap.II)

 

1«I Dosha (le tre energie vitali) influenzano e determinano ogni cosa nell’Universo: la Natura, gli esseri umani, le fasi della vita. (...) La prevalenza dei Dosha crea il gioco dinamico nel flusso della vita regolandone i relativi cambiamenti. Ogni Dosha ha specifiche qualità che caratterizzano particolari squilibri: per esempio i disturbi di Vata sono quelli che provocano secchezza, dolore, contrazione; i disturbi di Pitta causano bruciore, infiammazione; i disturbi di Kapha gonfiore e stasi» (tratto da L’Āyurveda e le età della donna, Antonio Morandi e Carmen Tosto, in Natura & Benessere n.11, pag. 30).

 

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