Visha Vaidya: il medico dei veleni

Published in Medicina

Natura e Benessere n.27 – pag. 49/52 (2008)
a cura di: dr.Antonio Morandi, Carmen Tosto

Novembre 2007 – Palakkad Kerala -
Oltre il cancello, in fondo al sentiero s’intravede una grande ed antica casa, è dipinta di azzurro e costruita nel tipico stile keralese. Tutto intorno grandi alberi e vegetazione all’apparenza confusa e prepotente che sembra quasi voler entrare da porte e finestre.
All’ingresso sopra la porta di casa vi è un’immagine di Garuda (l’uccello celeste veicolo o vahana del Dio Supremo Vishnu); è rappresentato con le ali, braccia umane, zampe di avvoltoio ed un naso ricurvo simile ad un becco.
Garuda (dalla radice gri=ingoiare) è conosciuto come “Colui che divora i serpenti” o anche “Colui che uccide i naga, ovvero i serpenti”.

Se da un lato il Dio Vishnu è il corrispettivo antropomorfo del serpente cosmico vi è una lunga serie di episodi mitologici che lo vedono nel ruolo di vincitore sulla forza del serpente. Vishnu è connesso con gli eterni antagonisti. E’ Shesa il serpente Infinito, simbolo delle acque cosmiche e fonte di ogni acqua, ma è anche Garuda, il principio conquistatore, l’avversario del serpente. E’ un paradosso voluto, perché Vishnu è l’Assoluto, l’Essere Divino che in sé tutto contiene.
E la rappresentazione di Garuda che ci accoglie all’ingresso indica chiaramente che siamo nella casa di un Visha Vaidya un medico esperto nel trattare il veleno dei serpenti.
Il Dr.Valloor Sankaran Nambooodiri è un anziano medico ayurvedico specializzato in questa antica e preziosa scienza, ai giorni nostri ve ne sono pochi ed è difficile incontrarli per noi, fare la sua conoscenza, è un incredibile esperienza.
All’età di 90 anni il Dr.Namboodiri ancora oggi esercita la sua particolare arte che ha trasmesso, come vuole la tradizione, alla figlia Vimala Antarajanam ed al nipote Brahmadathan Namboodiri (entrambi medici ayurvedici), ma ha anche un altro allievo estraneo all’ambito familiare, che va da lui a lezione una volta alla settimana. Il Dr.Namboodiri insegna Ayurveda secondo lo stile tradizionale “Mukhamukha” (letteralmente “faccia a faccia”).
Ci accoglie sulla porta di casa, a torso nudo, il filo sacro del bramino e un dhoti bianco.
Arzillo e sorridente si muove veloce e leggero, nonostante lo sguardo sia un po’ velato, non possiamo non sorprenderci della sua straordinaria vivacità; alla sua età vive solo ed ancora oggi passa il suo tempo a studiare i sacri testi ed a preparare personalmente i suoi rimedi contro i veleni. Parla in malayalam e sono la figlia ed il nipote a tradurre per noi. Siamo seduti a terra nel grande terrazzo in compagnia di ben cinque vaidya (una coppia di medici conoscenti della famiglia ci ha condotto fin qui) e respiriamo pura aria “ayurvedica” un aria che sembra venire da molto lontano. Negli antichi testi spesso gli insegnamenti vengono presentati sotto forma di dibattiti e dialoghi fra gruppi di saggi o fra maestro ed allievi, e qui sembra quasi di essere sospesi in quello stesso antico tempo, poiché i nostri vaidya parlano in sanscrito recitando i sutra dei più famosi testi ayurvedici e, divertendosi, si sfidano con domande e risposte, sentenze e citazioni.
Il Dr.Namboodiri così come vuole la tradizione, conosce a memoria uno dei più famosi e a tutt’oggi utilizzati testi medici ayurvedici l’Asthanga Hridaya, e la sua memoria è ancora perfetta.
Ci racconta delle sue esperienze, il lavoro non è mai mancato; soprattutto nelle zone rurali, in India, uomini e serpenti da sempre convivono e gli incidenti sono ancora frequenti.
Ha curato e letteralmente “salvato la vita” a tantissime persone, alcune sono state trattate da lui dopo che le cure ufficiali non avevano dato un buon esito ed ancora oggi lo ringraziano.
Si ricorda in particolare di una paziente dimessa dall’ospedale in uno stato di coma dichiarato ormai irreversibile, lui la ospitò nella sua casa e la curò con accurati e particolari trattamenti per una settimana intera, giorno e notte senza tregua, e lei infine si svegliò. E tanti altri casi, alcuni veramente particolari, curiosi e straordinari.
Come la storia dell’uomo morso da un serpente velenoso mentre era al tempio durante una puja, il Dr.Namboodiri casualmente era lì, ma non aveva nulla con sè, nessun rimedio di emergenza; l’uomo era stato morso alla gamba e soffriva molto.
Allora il Dr.Namboodiri prese quello che poteva reperire al tempio in quel momento, prese un po’ di vibhuti, la cenere sacra e la pose sulla ferita, all’applicazione però seguì una particolare forma di terapia a base di formule mantriche per contrastare l’effetto del veleno. Poco dopo l’uomo iniziò a stare meglio, la ferita migliorò notevolmente e la gamba era sgonfia. L’uomo tornò a casa felice ed incredulo per come si era risolta una vicenda così pericolosa e tutto sembrava andare per il meglio. Il giorno dopo però lo stesso uomo venne schiacciato da un elefante e morì. Il commento del Dr.Namboodiri fu che curare quel morso, che avrebbe dovuto essere fatale, aveva dato all’uomo solo qualche ora di vita in più, ma che il suo destino era comunque stato deciso e semplicemente era stato rimandato al giorno dopo. Il Dr.Namboodiri è rimasto uno dei pochi vaidya depositari e custodi della terapia dei Mantra per la cura dei veleni, una scienza particolare e segreta che affonda le sue radici nelle conoscenze più antiche.
Purtroppo queste conoscenze si stanno perdendo e con loro un’importante parte della storia e dell’Ayurveda stessa. E’ estremamente interessante l’approccio ayurvedico alla cura del veleno. I rimedi non vengono dati sulla base del tipo di serpente che ha inferto il morso ma sui sintomi del paziente.
Su questa base e su altre indicazioni viene prescritto il primo rimedio di emergenza e poi la cura che cambierà seguendo l’evoluzione dello stato del paziente.
Come sempre in Ayurveda tutto è personalizzato, non vi sono protocolli definiti e le variabili sono quasi infinite.
Per questo l’esperienza pratica del medico è così importante. Nel testo medico Sushruta Samhita viene dato ampio spazio a questo argomento, sono descritti e trattati i veleni di diversi tipi di animali ed ai serpenti vengono dedicati due capitoli (Kalpa Sthana cap.IV-V).
I serpenti vengono distinti in Divya Sarpa (i serpenti celesti mitologici, quelli che sostengono il mondo, supportano gli oceani, le montagne, ect.) ed in Bhauma Sarpa ovvero i serpenti terrestri veri e propri (classificati in 80 varietà). Il testo descrive il tipo di morso, i segni, i sintomi, il trattamento del morso e del veleno, ogni particolare della terapia; l’investigazione di ciascun aspetto è molto accurata. Mentre la conversazione prosegue non ci accorgiamo delle ore che passano, come fossimo sospesi in un altro tempo in un’altra realtà.
Il pomeriggio volge al termine e ci spostiamo al piano terra, C’è pochissima luce ma in cucina scopriamo il pozzo per l’acqua, vecchi utensili di legno di cui rimaniamo letteralmente affascinati e poco distante il mortaio con la pietra sopra a forma di lingam con cui il Dr.Namboodiri prepara pestando con cura erbe e minerali, per i suoi rimedi. Beviamo insieme acqua di cocco e mangiamo la frutta che gli abbiamo portato in dono.
Lui sta praticamente cenando, il suo pasto giornaliero è molto frugale, acqua di cocco e poche banane bastano a sostenerlo, ha un fisico molto asciutto ma è ancora forte. Per terra sul lucido pavimento nero notiamo qualcosa di curioso, una sorta di sagoma chiara con segni molto precisi. I segni stanno ad indicare che il pavimento lì è consumato ma in modo regolare, sembra una grande strana impronta.
Scopriamo così che il Dr.Namboodiri da 50 anni (ovvero da quando abita in quella casa) ogni mattina all’alba, proprio lì, in quel punto, esegue 108 prostrazioni in omaggio al sole che sorge. E lo fa ancora oggi, giorno dopo giorno. Rimaniamo così senza parole quasi vergognandoci per la nostra goffaggine, lui si siede e si alza da terra con la leggerezza di una piuma ed ha 90 anni………
Ci regala un libro prezioso scritto dal suo Maestro Cherulappurath Khrishnan Namboodiri (1879/1966), di cui ha curato il commento. E’ un testo chiamato Visha Vaidya Sara Samuchaya ed è un trattato sulla cura dei veleni dei serpenti. Nonostante la poca luce della lampada il Dr.Namboodiri ci fa una dedica e si delizia ridendo per quello che alle sue orecchie appaiono suoni strani, ovvero i nostri nomi, e firma le copie del libro.
Lo ringraziamo per l’onore e per tutti i doni che in così poco tempo abbiamo ricevuto. Lo salutiamo con rammarico, lui rimane lì a guardarci sorridendo sulla soglia di casa e sopra la sua testa Garuda è sempre vigile. Ci inoltriamo lungo il sentiero verso la strada, ormai è veramente buio non si distingue più nulla ed abbiamo solo una piccola torcia, il percorso è accidentato pieno di radici scoperte e di vecchi rami, saranno stati tutti i discorsi del pomeriggio ma il pensiero dei serpenti è con noi e ben vivo. Potremmo anche incontrarne qualcuno in fondo siamo noi gli intrusi, i serpenti lì ci abitano, da sempre.
Ma c’è anche, da sempre, Garuda, l’uccello celeste che dalla soglia di casa ci guarda e ci protegge. L’incontro di quella giornata rimane con noi, sempre.

 

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