Netra Chikitsa" (Oftalmologia) in Ayurveda

Published in Medicina

Medicina Naturale, aprile 2014 pp 52-56
a cura di dr.Antonio Morandi, Carmen Tosto

In India sin dal lontano periodo Vedico (I-II millennio a.C.) la cura degli occhi è sempre stato un argomento molto importante ed alcune pratiche, come per esempio Anjana, (ovvero applicazione di paste medicamentose a livello della congiuntiva) è citata nell’Atharva Veda, uno dei Veda in cui sono racchiuse le prime conoscenze documentate)relative alla pratica medica di quel periodo. Infatti, la pratica dell’Anjana per scopi sia curativi che estetici era già conosciuta e comunemente applicata durante il periodo della civiltà della Valle dll’Indo. La medicina Vedica si è poi nel tempo evoluta e sistematizzata in ciò che oggi conosciamo come medicina Ayurvedica dove la branca oculistica è entrata a far parte della sezione che riguarda la chirurgia della regione sopraclavicolare.

L’Ayurveda infatti è articolata in “Ashtangas”, ovvero in otto “ashta” parti “angas”. Una di queste tratta in particolare delle malattie ed affezioni della regione sopraclavicolare, ovvero occhi, orecchio, naso, faccia e testa ed è chiamata shalakya tantra o urdhwanga chikitsa. In questa particolare sezione sono descritte 76 malattie degli occhi, 28 delle orecchie e 31 del naso. L’oftalmologia in Ayurveda è chiamata “Netra Chikitsa” ed in essa sono spiegate perfettamente la struttura ed il funzionamento degli occhi e della vista oltre ad uno studio dettagliato dell’eziologia, diagnosi, prevenzione e trattamento dei loro disturbi, fra i quali anche patologie per cui la medicina moderna non offre ancora rimedi adeguati, come ad esempio la retinite pigmentosa. Dei tre trattati classici principali dell’Ayurveda, il “Susrutha Samhita”, ad indirizzo prevalentemente chirurgico, fornisce la più profonda conoscenza su questo ramo della medicina. Il testo tratta in modo sistematico e minuzioso la struttura anatomica dell'occhio, la sua funzione e le sue varie patologie. Vengono dedicati ben 18 capitoli alla descrizione di 76 varietà di malattie degli occhi, di cui 51 che richiedono un intervento chirurgico. Si ritiene che Sushruta sia stato il primo chirurgo ad operare la cataratta, intervento che viene descritto minuziosamente insieme ad una classificazione altrettanto dettagliata e ragionata dei vari tipi di cataratte. Nel suo trattato Sushruta comprende tutte le procedure pre-operatorie, operatorie e post-operatorie che caratterizzano un intervento, non dissimili da quanto si usa nella moderna pratica chirurgica e descrive 121 strumenti chirurgici di cui 20 sono da incisione, indistinguibili anch’essi nella funzione da quelli utilizzati oggi.

Nonostante l’Ayurveda per la sua natura olistica non preveda specializzazioni, per branche così particolari come l’oftalmologiache richiedono una particolare combinazione di abilità mediche e chirurgiche, sono previste anche nella formazione universitaria moderna così com’era nell’antichità, scuole di specializzazione post laurea della durata di almeno 3 anni. E’ interessante ricordare che la Laurea in Ayurveda in India comporta una frequenza teorico/pratica di 5 anni e mezzo per il conseguimento del BAMS o Laurea Base, ed altri 3 anni per il conseguimento del MD o Specialità. In Ayurveda come nella medicina moderna l’oftalmologia dà eguale importanza agli aspetti medici ed a quelli chirurgici, anche se vi sono delle diversità di approccio nelle Scuole fra il Nord ed il Sud dell’India. Al Nord si propende più per l’impiego di tecniche chirurgiche magari eseguite con l’ausilio della moderna tecnologia mentre al Sud, specie in Kerala dove la tradizione classica dell’Ayurveda è meglio conservata e seguita, viene data una maggiore enfasi al trattamento medico.
L’Ayurveda nonostante consideri l’occhio come il più delicato organo del corpo umano e con bisogno di cure particolari, non localizza le malattie degli occhi ed i disturbi della vista solo a livello locale ma tutto viene osservato in relazione ad un squilibrio generale dei principi vitali (o dosha). Molti dei disturbi che la medicina moderna classifica come di pertinenza oculistica sono in effetti in stretta relazione allo stile di vita ed ai disturbi conseguenti quali ipertensione, malattie cardiocircolatorie e diabete. La prevenzione riveste quindi un ruolo particolarmente rilevante e comprende molti fattori inerenti lo stile di vita e le abitudini alimentari, oltre a specifiche pratiche igieniche. Orari prolungati di lavoro, viaggi continui, stress, cattiva alimentazione, fumo ed alcool sono quindi determinanti per la salute degli occhi e della loro funzione. Particolare attenzione viene posta anche alla prevenzione ed al trattamento dei problemi oculari in pazienti che presentino già altri tipi di patologie in atto. La logica ayurvedica prevede infatti che le procedure atte a prevenire complicazioni oftalmiche in situazioni patologiche pre-esistenti, debbano essere integrate nel trattamento della patologia primaria. Ad esempio la prevenzione delle complicazioni oftalmiche in un paziente diabetico deve essere di supporto ed integrazione alla specifica terapia per il diabete.
Ricordiamo brevemente i principi su cui si fonda l’Ayurveda.

Un individuo è l'espressione unica della combinazione dei Cinque Elementi, o stati della materia, Etere, Aria, Fuoco, Acqua, Terra, che si esprimono funzionalmente in tre energie fondamentali chiamate Dosha: Vata, Pitta e Kapha. Vata Dosha è caratterizzato dalle qualità legate alla leggerezza, freddezza, irregolarità e durezza; esprime il principio del movimento e presiede alle funzioni del sistema nervoso e di tutto ciò che si muove. Pitta Dosha ha le qualità legate al calore, alla diffusione ed alla penetrazione; esprime il principio della trasformazione, governa i processi digestivi e metabolici. Kapha Dosha che esprime le qualità legate alla pesantezza, lentezza, stabilità, indica il principio della coesione, ed è responsabile della struttura e del mantenimento del corpo. La costituzione individuale (Prakriti) è determinata dalla combinazione dei Dosha e dalla loro prevalenza; rappresenta quindi la salute ideale ma ci indica anche le predisposizioni individuali verso possibili squilibri e malattie. L'Ayurveda vede l'uomo come una miniatura della Natura e questo significa che i principi presenti nella Natura sono gli stessi presenti nell'uomo. Sulla base di questa visione quindi, ovvero il principio che il simile aumenta il simile e diminuisce il dissimile, osserviamo come gli elementi dell’ambiente possono influenzare lo stato dell’organismo. Inadeguato stile di vita, abitudini errate, alimentazione e stress sbilanciano l'armonia naturale dei dosha predisponendo l’organismo a svariate patologie che si esprimeranno, secondo la logica ayurvedica, proprio con l’aumento di determinate qualità

In Ayurveda l’oftalmologia si basa sull’anatomia dell’occhio descritta attraverso i 5 elementi, i Panchamahabhuta ed i 3 principi fondamentali, i Dosha. Tutti i cinque elementi giocano un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute degli occhi. La Terra (prithvi) governa la parte muscolare, il Fuoco (tejas) governa i vasi sanguigni e la retina, l'aria (vayu) disciplina il colore e la funzione dell’iride e quella della pupilla, l’acqua (Jala) domina la sclera e l’umor vitreo e acqueo, mentre lo spazio (akasha) controlla la pervietà dei condotti e dei canali lacrimali. Da un punto di vista doshico, l'occhio e la funzione della vista sono governati da Pitta ed in particolare da una sua specifica forma detta Alochaka Pitta.
Tuttavia, la funzione della vista non è limitata al semplice organo dell’occhio, ma si estende coinvolgendo anche la mente. La presenza della mente è assolutamente necessaria per la normale funzione della vista. La visione in Ayurveda coinvolge anche i processi mentali quali la comprensione e la memoria. E’ molto interessante notare come fosse chiaramente noto in tempi antichi, che la percezione cosciente della visione avvenisse nel cervello e dovesse implicare quindi il coinvolgimento della mente. La parte che segue è complessa e per il lettore abbastanza confusa forse la ometterei, lasciando solo la parte iniziale, tutti i termini sanscriti rischiano di creare confusione , diventa troppo tecnico. Il processo della visione secondo l’Ayurveda può quindi essere riassunto come segue l’immagine dell’oggetto della percezione arriva veicolata da Vata sotto forma di frequenze luminose all’organo di percezione dove viene quindi trasformata ed organizzata in variabili biologiche attraverso Alochaka Pitta, ed il risultato viene veicolato da Vata al cervello dove viene interpretato da Buddhi una funzione specifica della mente deputata alla discriminazione ed alla comprensione. In Ayurveda le malattie degli occhi ed i disturbi della visione sono classificati in relazione alla struttura anatomica dell’occhio, per cui avremo ad esempio malattie delle ciglia (pakmamandalam), delle palpebre (vartamandalam), della sclera (suklamandalam), della cornea (krishnamandalam), del cristallino (drishtikacham), della retina (drishtimandalam) e così via. La descrizione di ognuna di queste condizioni comprende l’analisi dei fattori eziologici, la progressione della malattia, i segni ed i sintomi, la prognosi e le possibili complicanze. Per ognuna di queste condizioni patologiche vengono poi descritte varie strategie terapeutiche in relazione però sempre alla costituzione individuale del paziente. Non deve essere dimenticato infatti che in Ayurveda è il paziente ad essere preso in considerazione come un’unica entità di mente, corpo e anima e non le malattie. La malattia è la manifestazione individuale di un disturbo più profondo a livello dei principi fondamentali (dosha). Difatti è interessante ricordare che una visita oculistica in Ayurveda prevede comunque un esame complessivo del paziente attraverso la semeiotica ayurvedica classica, oltre all’esame specifico dell’occhio e della vista.
I trattamenti oftalmici in Ayurveda vengono definiti a seconda del mezzo e della tecnica utilizzati, per la pulizia e la rimozione di tossine e corpi estranei, oppure a scopo decongestionante ed antiinfiammatorio.

Nel caso dell’oftalmologia ayurvedica i trattamenti specifici principali sono:
Netraseka, lavaggi oculari effettuati con decotti e liquidi medicati aspersi con flusso continuo sull’occhio aperto o chiuso
Aschotanam, instillazione di gocce di medicamento nell’occhio secondo varie modalità
Netra Tharpanam, bagni oculari fatti utlizzando ghee medicato trattenuto all’interno di una forma in pasta realizzata con particolari farine di cereali e legumi (es di urad dhal o di farina integrale).
Putapakam, bagni oculari con speciali medicamenti liquidi, sempre effettuati utilizzando una forma in pasta
Anjanam, applicazione di paste medicamentose a livello della congiuntiva con un apposito specillo smussato, tradizionalmente fatto di argento o vetro, chiamato shalakya.
Pindi, applicazione di impacchi sulle palpebre chiuse
Vidalakam, applicazione di paste medicate sulle palpebre chiuse Oltre alle tecniche citate vi sono anche alcune particolari procedure parachirurgiche quali Jalaukavacharanam ovvero l’applicazione di sanguisughe a livello della congiuntiva e delle palpebre
Lekhanam, la rimozione attraverso grattamento di elementi dell’occhio che presentano una crescita anomala (es. Pterigio)
Ksharakarmam, l’applicazione di alcali
Agnikarmam, l’applicazione selettiva di calore A tutte queste procedure si aggiungono poi svariati trattamenti ayurvedici che, pur agendo in modo generale, coinvolgono comunque i dosha in senso trasversale ed agiscono anche sugli occhi pur non essendo di specifica pertinenza oculare. L’Ayurveda consiglia, oltre all’attuazione di uno stile di vita adeguato, semplici azioni tese alla prevenzione dei disturbi oculari e della vista. E’ importante infatti prestare sempre attenzione agli occhi e non solo quando abbiamo un problema, perchè ovviamente a quel punto è già troppo tardi. Per esempio non pensiamo mai che le ore passate davanti alla TV possano avere un effetto così negativo sulla fisiologia oculare, specialmente se lo schermo è troppo vicino. Altro elemento importante è l’intensità della luce, si deve evitare di leggere o lavorare in condizioni di luce non adeguata sia che presenti un’intensità eccessiva o al contrario insufficiente. Così come è dannoso guardare fissamente oggetti lontani oppure in piena luce o in un ambiente con grande capacità di riflessione come il mare o la neve. In ultima analisi qualsiasi esposizione ad agenti estremi così come comportamenti ed abitudini irregolari sono dannosi per gli occhi e la funzione della vista.
Occorre ricordare inoltre che uno dei più grandi nemici degli occhi è la mancanza di sonno come anche la tendenza a rimanere svegli fino ad ora tarda, o dormire comunque durante il giorno ed ad orari irregolari. Altri comportamenti dannosi alla vista sono il fumo e la soppressione delle urgenze fisiologiche quali ad esempio defecare, urinare, dormire, piangere ecc. A tal proposito l’Ayurveda pone estrema attenzione ai potenziali effetti dannosi per la salute che derivano da tale soppressione. Uno degli strumenti più importanti messi a disposizione dall’Ayurveda per la prevenzione è il dinacharya o routine igienica quotidiana, ovvero una serie di azioni da effettuare al mattino ed alla sera per il mantenimento della salute e per la preparazione alla giornata.
In relazione agli occhi l’Ayurveda consiglia quanto segue:
ogni mattina al risveglio, riempire la bocca con acqua per qualche secondo tenendo gli occhi chiusi. Sputare e ripetere 2-3 volte.
Sciacquare gli occhi e il viso con acqua fredda o leggermente tiepida per 10-15 volte. spruzzando direttamente a breve distanza dagli occhi l’acqua raccolta nelle mani a coppa Ripetere di nuovo la sera quando si torna a casa.
E’ molto importante non usare mai acqua calda o ghiacciata sugli occhi. Occorre evitare quindi sbalzi di temperatura improvvisi.
Oltre a queste azioni sono inoltre consigliati particolari esercizi che provengono dallo Yoga. Ad esempio per il rafforzamento dei muscoli oculari è utile il seguente esercizio:
Sedere in modo confortevole con la colonna vertebrale, il collo e la testa in linea retta. Guardare davanti a sè in modo naturale senza forzare gli occhi e respirare normalmente.
Poi muovere gli occhi e spingere lo sguardo verso l'alto fino al soffitto, senza muovere la testa e restare lì per due secondi circa. Guardare quindi verso il basso sempre senza muovere la testa e rimanere per due secondi. Riportare lo sguardo in avanti e chiudere gli occhi per altri due secondi .
Guardare quindi verso il lato destro, fin dove l'occhio può arrivare (sempre senza muovere la testa), per due secondi, e poi a sinistra per due secondi. Ritornare con lo sguardo in avanti.
Tutti questi passaggi devono essere eseguiti muovendo lentamente gli occhi e senza alcuno sforzo.
Chiudere poi gli occhi, strofinare brevemente il palmo delle mani fra loro ed appoggiare le mani chiuse a coppetta al viso e sopra gli occhi (senza premere sui bulbi oculari), creando così un campo buio dove gli occhi possono riposare. Tenere per 1 minuto circa o anche di più secondo il bisogno.
Poi sempre rimanendo con le mani a coppetta sul viso, aprire gli occhi ed osservare lo spazio buio, lentamente separare le dita fra loro ed osservare la luce che filtra leggermente, alla fine aprire bene le dita togliere le mani dal viso e ritornare così alla piena luce.
Questa modalità di ripresa dopo il riposo è particolarmente importante per gli occhi fotosensibili, per cui l’esposizione alla luce deve avvenire in modo graduale affinchè gli occhi possano abituarsi senza subire stress.
Questa pratica di riposo può essere eseguita indipendentemente dagli esercizi, ed è utile per allentare lo stress oculare e mentale.
E’ molto utile anche per chi lavora al computer e può essere eseguita più volte durante la giornata ed in ogni momento di bisogno. Sempre in ambito yogico vi sono poi molte altre tecniche dedicate agli occhi e specifiche posizioni (asana) consigliate per il mantenimento della loro salute. E’ necessario che l’apprendimento di queste pratiche avvenga sotto la guida di un insegnante di Yoga esperto.
Per chi usa gli occhi in modo intenso per motivi di lavoro o specifiche situazioni in cui la vista viene affaticata per lunghi periodi, l’Ayurveda consiglia di effettuare le seguenti azioni:
distogliere lo sguardo spesso ed in modo regolare, coprire gli occhi (come descritto prima) per riposarli, poi ruotare il capo disegnando un ampio cerchio in entrambe le direzioni per rilassare collo e spalle in quanto profondamente relazionati con la fissità dello sguardo.
Per rinfrescare gli occhi inumidire due batuffoli di cotone con acqua di rose o decotto di triphala1 oppure semplice latte a temperatura ambiente e posizionarli sopra gli occhi chiusi per 10 minuti circa. L’acqua di rose ha un effetto rinfrescante ed alleggerente sugli occhi, il latte rinfresca e nutre mentre il decotto di triphala ha un effetto sia rinfrescante che depurativo ed astringente. Molto importante è poi l’alimentazione, base di tutte le funzioni corporeee e fattore chiave della prevenzione secondo l’Ayurveda. Tutti i tessuti e funzioni del corpo sono creati, mantenuti e ma anche distrutti dal cibo e da come esso viene assunto e digerito. Per mantenere un’ottimale funzione della visione vengono infatti consigliati regimi alimentari che evitino di aggravare il dosha Pitta che, come abbiamo visto, è strettamente correlato con la visione. Viene consigliato ad esempio di evitare o di limitare cibi dal sapore acido, difficili da digerire, conservati, incompatibili fra loro per es. latte con pesce, cibi cotti con cibi crudi, cibi molto caldi, cibi molto piccanti. In Ayurveda vengono classicamente descritte tre fondamentali cause di malattia e fra esse troviamo l’utilizzo non adeguato degli organi di senso, in cui ovviamente rientra la vista. L’Ayurveda dice infatti che i nostri organi di senso possono divenire veicoli di disagi e conseguenti malattie quando vengono mal usati, non usati oppure usati in modo improprio. I disturbi così originati non sono però limitati al solo corpo fisico poichè esso è intimamente connesso con la funzione mentale.Il rispetto degli occhi è quindi di primaria importanza non solo per la loro diretta salute ma per il nostro completo equilibrio psico-fisico. L’attenzione va quindi posta non solo sulle modalità d’uso della vista ma sull’oggetto, su cosa viene guardato ed osservato. La vista è il senso che più di ogni altro definisce la formazione del modello di realtà mentale che condiziona il modo di interagire con il mondo e quindi regola anche il nostro assetto psicologico. L’Ayurveda spiega che in natura tutto funziona secondo la regola del simile che aumenta il simile e diminuisce il dissimile, per cui ad esempio essere spettatori di episodi di violenza non fa altro che aumentarne la rappresentazione interna e a distorcere i pensieri e le relazioni interpersonali.Ovviamente tutto ha un effetto maggiore sui bambini, la cui personalità è ancora in formazione e che possono essere gravemente influenzati nel loro sviluppo dall’esposizione a spettacoli inadeguati. Al contrario l’esposizione a spettacoli piacevoli e rasserenanti è fonte di equilibrio ed ha una valenza terapeutica importante. Queste riflessioni possono sembrare banali ed in effetti sono molto semplici ed immediate, ma proprio per questo vengono date per scontate e rimangono lì, spesse volte dimenticate forse perchè troppo semplici ma nella semplicità, l’Ayurveda ci ricorda, è racchiusa la verità ed il segreto della vita.

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