AGNI – Il Fuoco della Vita

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AGNI – Il Fuoco della Vita

“Io magnifico Dio, il Divino Fuoco,

il sacerdote, Ministro del Sacrificio,

l’offerente dell’oblazione, Datore supremo di tesori.”

  — ( Rig Veda I,1,1)

 

Agni è il più importante degli Dei terrestri, secondo per importanza fra gli Dei dell'antica mitologia vedica solo ad Indra. I Veda riconoscono il fuoco ovunque nell’universo ed Agni è la luce, il Sole, il fuoco terrestre, il fulmine (fuoco delle acque) e prende altre molteplici forme nascoste e manifeste. È conosciuto nel Rig Veda con l’epiteto di Vaishvanara: “colui che appartiene a tutti gli uomini”. Agni è il Dio mediatore per antonomasia, colui che trasforma i doni dell’uomo, attraverso il sacrificio, in offerta agli Dei.

Come personificazione divina del fuoco rituale del sacrificio, Agni è la bocca degli Dei, il tramite che porta loro l'oblazione, l'offerta.

È il mediatore fra l'ordine umano e quello Divino.

Il carattere di mediatore è dovuto alla sua triplice essenza: cosmica, divina ed umana; e media in quanto partecipe di ogni dimensione. Nonostante presenti due volti, uno benevolo e uno severo, grazie alla sua funzione di mediatore è molto amato e venerato perché intercede per l'uomo presso tutti gli altri Dei.

Viene rappresentato con due teste, i capelli ritti a simboleggiare le fiamme che salgono, tre o sette lingue (da 3 a 7), tre gambe e fino a sette braccia; è accompagnato da un montone/ariete mentre regge il ventaglio per alimentare le fiamme, la fiaccola, e il cucchiaio sacrificale. Il volto severo è quello che giudica e la sua è la natura dell'omnipresenza grazie alla sua triplice natura (celeste, acquatica e terrena); viene infatti visto come figlio o amante delle acque (a seconda dei culti originari). È detto anche "Figlio delle due Madri", perché nasce dallo sfregamento di due bastoncini di legno, che alla sua nascita subito divora.

Agni catalizza il passaggio tra luce e buio, notte e giorno, primavera, estate, autunno ed inverno.

È Surya, il Sole, calore ed essenza stessa della vita ed è Tapas, l’ardore creativo, la luce della conoscenza, il processo di purificazione che porta allo “sgrezzamento”, al disvelamento dell’essere.

Agni è l'elemento di purificazione, è ciò che bruciando le impurità eleva l'uomo dalla mortalità all'immortalità. Sin dagli albori della razza umana, il fuoco era visto come manifestazione di un elemento superiore alla contingenza. Il fuoco esprime luce, la luce sorge dal fuoco. Fuoco è l'astro solare, fuoco sono le stelle, fuoco sono i lampi della tempesta. Il connubio fra fuoco e luce si è molto evoluto nella storia interiore dell'uomo e, a tutt'oggi, nell'era moderna, l'uomo indica il Divino e i suoi messaggeri o incarnazioni, così come i saggi e filosofi realizzati, come portatori di luce, e quegli esseri che vediamo raggiungere la prossimità col mistero del Divino, vengono chiamati illuminati.

In Occidente, il fuoco (ignis) sacro era mantenuto sempre acceso dalle Vestali nei tempi dell'antica Roma, gli antichi Greci durante le migrazioni recavano seco il sacro fuoco di Hestia.

Il concetto di Agni è quanto mai vasto ed ha implicazioni importantissime per quanto riguarda la salute dell’individuo secondo la logica dell’Āyurveda. È un principio che va sempre attentamente tenuto presente in tutte le scelte terapeutiche ed è spesso il mezzo ideale che consente alle varie terapie ed ai trattamenti ayurvedici di funzionare.

Di fatto, Agni è il componente fondamentale della vita; l’ordine nel creato viene mantenuto proprio grazie alla sua capacità di catalizzare la conversione di una cosa nell’altra, il mondo per come noi lo conosciamo, in tutta la sua multiforme varietà, è tale grazie all’azione di Agni.

Il fuoco è dunque il mezzo della creazione ed è anche il mezzo che ci consente di mantenere l’ordine nella creazione. Questo è il senso profondo del sacrificio così come era inteso in epoca vedica e questo è anche il senso del sacrificio che compiamo ogni giorno, quando prepariamo il cibo e quando lo mangiamo: è il sacrificio quotidiano che consente di mantenere l’ordine nel microcosmo uomo.

Nella descrizione delle funzioni ed azioni di Agni nel sistema dell’uomo, Charaka attinge, soprattutto per quanto riguarda le funzioni fisiologiche, dalla filosofia del Nyaya-Vaisheshika, adattandone i principi generali al funzionamento dell’essere vivente.

“Dehagni o Jatharagni è la ragion d’essere della vita, colore, forza, salute, entusiasmo, lucentezza, Ojas, Tejas, altre varietà di Agni e Prana dipendono da esso….”
Charaka Samhita, Cikitsasthana XV, 3-4

Da un punto di vista pratico, le qualità di Tejas che rivestono maggior interesse quando lo osserviamo nell’essere vivente sono soprattutto “rupa”, il colore, la forma, la luce che emana da una persona in salute, ed “ushna”, il calore presente nell’essere vivente. Agni, in relazione alla capacità digestiva possiede inoltre le qualità di separare, congiungere e disgiungere, tutto ciò avviene attraverso azioni progressive che consentono la trasformazione del cibo introdotto in materia ed energia necessarie al mantenimento della vita. Il processo digestivo che attua questa trasformazione è molto delicato e complesso; può facilmente risentire dei diversi fattori di squilibrio che causano le malattie. La digestione è infatti il processo che porta alla trasformazione del cibo ingerito, da materiale eterologo in materiale omologo così da poter essere incorporato nei tessuti per mantenerne struttura e funzione.

Questo processo avviene per l’azione successiva e coordinata di vari Agni, di cui il principale si chiama Jatharagni. Esso si trova in quella porzione del tratto digerente denominata grahani, che corrisponde pressappoco all’ultima parte dello stomaco ed all’intestino tenue. La relazione tra Jatharagni e grahani è di sostegno reciproco, nel senso che uno supporta le funzioni dell’altro.

Vengono comunemente descritti in Āyurveda quattro stati di Jatharagni, in relazione alla capacità digestiva. Questa distinzione è utile sia per quanto riguarda la prevenzione, sia per quanto riguarda la diagnosi e la cura delle disfunzioni della digestione.

Questi quattro stati sono così definiti:

  • Mandagni: tipico delle costituzioni con prevalenza di Kapha dosha. È caratterizzato da una diminuzione della funzione di Jatharagni sotto l’influenza di uno squilibrio di Kapha, con conseguente difficoltà a digerire anche il cibo più leggero.
  • Tikshagni: iperfunzione di Jatharagni sotto l’influenza di Pitta, caratterizzato da una digestione molto rapida di pasti anche molto pesanti, causa fame vorace, sensazione di calore eccessivo e disturbi legati allo squilibrio del Dosha Pitta. È ovviamente tipico delle costituzioni in cui predomina Pitta Dosha.
  • Visamagni: in questa condizione la funzione di Jatharagni è completamente irregolare, condizionando una capacità digestiva a volte normale, a volte carente con conseguente distensione addominale, dolore colico, stipsi o diarrea. È causata da uno squilibrio di Vata Dosha e presente più facilmente in costituzioni con prevalenza di Vata.
  • Samagni: è la condizione ideale, in cui i dosha si trovano in equilibrio e Jatharagni digerisce regolarmente e completamente il cibo ingerito.

 

La riduzione della capacità digestiva è uno dei più importanti fattori nella patogenesi delle malattie. Le cause di squilibrio di Jatharagni sono diverse, fra cui le più importanti:

  • Digiuno od eccesso di cibo.
  • Ingestione di cibo non adatto, pesante o indigeribile, freddo o conservato, secco o disidratato, rancido.
  • Iatrogene, come ad esempio nelle pratiche di Panchakarma mal condotte.
  • Emaciazione a causa di malattie.
  • Cattivo adattamento a stagioni, clima, luoghi.
  • Soppressione dei bisogni naturali.
  • Emozioni o stati mentali quali: invidia, impazienza, paura, rabbia, depressione, avidità.

Il risultato di una digestione non corretta è la formazione di ciò che in Āyurveda viene denominato Ama, termine tradotto generalmente come tossina, in sanscrito Ama significa “crudo”, “non cotto”.

Tutto nell’individuo avviene a più livelli, così anche la digestione e l’azione di Agni si ripercuotono sempre non solo sul corpo ma anche sulla psiche e sullo spirito.

Non esiste benessere psichico in un corpo tormentato dalla malattia e la ricerca e l’evoluzione spirituale avvengono più facilmente se il corpo è in uno stato di salute. Agni non consente solo la digestione del cibo ma anche quella delle emozioni.

Un Agni mal funzionante potrà causare l’accumulo di tossine mentali così come di tossine fisiche, ciò è abbastanza evidente quando osserviamo come le tecniche del Panchakarma con esito favorevole eliminino sia uno che l’altro aspetto, donando pieno benessere fisico, oltre che psichico.

A livello del mentale Agni può essere visto soprattutto nelle funzioni di Buddhi, l’intelletto discriminante.

Buddhi è la funzione che ci permette di discriminare ed analizzare ciò che ci arriva dall’esterno, Buddhi è anche il mediatore tra il mondo esterno e la coscienza. È la porzione individuale dell’intelligenza cosmica, la fiamma divina che ci abita e che ci guida. Quindi è in grado di accedere, tramite Manas (la mente) ed i sensi, al mondo esterno e di dirigere tutti i processi cognitivi che utilizziamo per apprendere le cose, ma ha anche la capacità di condurci verso la conoscenza della verità: discriminazione e mediazione sono tutte facoltà di Agni.

Ogni percorso spirituale contiene in sé la qualità di Agni, è il fuoco che dà il coraggio di affrontare gli ostacoli sul cammino verso l’unione con il Sé, che dà la forza e l’energia necessaria per proseguire su questo cammino.

 

I modi per ottenere un buon funzionamento di Agni sono molti, mantenere i fuochi ad un giusto livello è un’arte difficile, che può però essere esercitata con diversi strumenti.

Varie spezie ed alimenti possono essere utilizzati a tale scopo e devono fare parte della routine di ogni persona.

Esistono poi farmaci che lavorano specificamente su Agni e, quasi tutte le preparazioni ayurvediche, contengono una componente che ha un’azione specifica su Agni.

Tutti i trattamenti fisici ayurvedici hanno un'influenza su Agni ed è importante, quando ci si accinge a scegliere un trattamento e ad effettuarlo, considerare questo fattore.

Il terapista stesso, come il medico, può e deve essere per il paziente una forma di Agni, una specie di scintilla che sia in grado di innescare quei processi di guarigione che poi il paziente stesso dovrà portare avanti.

La pratica dello yoga e la meditazione hanno anch’esse una funzione molto importante nel fornire combustibile al fuoco del percorso spirituale.

 

O Risplendente, fa’ ora che il Sole,

questo astro imperituro, ascenda al cielo,

elargendo luce agli uomini. 

Tu, o Signore, segno luminoso per l’umanità, 

il migliore, il più amato da tutti. Svegliati! 

Dona forza a chi ti canta

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