I Gandharva  nello mitologia indiana sono personaggi ambivalenti, considerati spiriti della natura, da un lato musici e medici degli dei e dall’altro spiriti maligni.

Geni dell’aria e dei boschi dotati di eccezionali doti musicali, fungono da musicisti di corte nei palazzi degli dei; inoltre proteggono il Soma e fungono da messaggeri tra gli dei e gli uomini, propiziando i matrimoni e la procreazione, al punto che nelle Leggi di Manu, uno dei cinque tipi di unione matrimoniale previsto, viene definito il matrimonio del Gandharva.

La parola Dhamani deriva dalla radice “dhma” che significa “soffiare”. Vi sono differenti traduzioni dei testi classici che lo traducono in modi diversi anche se la traduzione più comunemente accettata è “arteria”.
Con questa traduzione il presupposto è che “Dhamani” si riferisca alla funzione.
Dal punto di vista ayurvedico osservando la radice ci si riferisce di norma ad un azione collegata con l’elemento Aria (Vata). Sappiamo bene che Vata (in questo contesto vyana vayu) è il responsabile del movimento così come viene espresso dalla traduzione “soffio” di rasa e rakta che si muovono insieme all’interno.

La parola deepana deriva dalla parola Deepti che significa "accendere". In questo contesto la intendiamo come accendere Agni. Nella scienza del Dravyaguna vengono descritte le diverse azioni  delle erbe tra cui troviamo "deepana" e “pachana". La differenza fondamentale tra le due parole la apprendiamo dal seguente verso della Sharangadhara Samhita IV Capitolo, 1° verso.

"Pacennaamam vanhikrccya deepanam tadyathaa mishihi"
che si traduce con:

Può essere scomposto in due parole.

La lettera A + Sthayi. La “A" sta per la negazione e Sthayi deriva dalla radice "sthayin" che significa "permanente”.

In Ayurveda troviamo l'uso di questa parola nel contesto del nutrimento che avviene tra un dhatu e quello successivo. Sappiamo che nella digestione i nutrimenti vengono ricevuti dai dhatu partendo prima da Rasa Dhatu e terminando con l'intervento di dhatuagni risultando in due prodotti finali. Il prodotto nutritivo che va appunto a nutrire il dhatu successivo ed il prodotto di scarto che va a creare gli upadhatu ed i dhatu mala. Ecco una spiegazione di Chakrapani nel suo commentario del Charaka Samhita.

E’ un antico sistema medico, conosciuto anche con il nome di Amaci. Praticato per lo più nelle zone settentrionali dell’India . Le basi teoriche e pratiche sono simili a quelle dell’Ayurveda ed includono anche alcuni principi della medicina tradizionale cinese.
I fondamenti di questa medicina sono rintracciabili nel testo “Rgud-bzi” e si crede che siano stati enunciati dallo stesso Buddha.

Mudrā è un gesto simbolico o rituale che troviamo in ambito Induista e nel Buddismo. Mentre alcuni mudrā coinvolgono tutto il corpo, la maggior parte sono eseguiti in particolare con le mani e le dita che assumono determinate posizioni.

È un termine composto da due parole: Vayaha + Sthaapana.
Vayaha significa “età” ed in questo contesto viene intesa come la longevità o la forza del corpo. 
Per Sthaapana si intende "le fondamenta", “ciò che stabilisce", “ciò che sostiene". Questa parola indica quindi la capacità di rallentare l'invecchiamento. 

Tratto da “I disordini della mente in Ayurveda” a cura di dr.E.Iannaccone

Il termine Unmada è entrato a far parte del lessico ayurvedico dove designa un disordine mentale che comporta, secondo Charaka, lo sconvolgimento totale della mente, dell’intelletto, della coscienza, della facoltà conoscitiva, della memoria, delle preferenze, del carattere, delle attività e dei comportamenti (C.C.Nid.5.7)……..

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