ĀKĀŚA

Published in LA PAROLA DEL MESE

a cura di Carmen Tosto

Ākāśa

Dalla radice kāś, “brillare”, “essere visibile”, “manifestarsi”, preceduto dal prefisso ā, indicante un movimento, talvolta di ritorno (come ad esempio nel caso di gam, "andare" ed āgam, "venire").
Il termine ākāśa racchiude dunque in sé l’idea di una luminosità intrinseca, di un brillio che si diffonde e getta luce su ciò con cui viene a contatto.

Ākāśa è uno spazio aperto, ampio e luminoso. Il riferimento più immediato è, ovviamente, al cielo, che sconfinato e risplendente avvolge ed illumina il mondo. La traduzione più letterale del termine ākāśa sarebbe come “etere”, un vocabolo che deriva dal latino aeter e dal greco aither, aventi entrambi il senso di “bruciare”, “ardere”, “emettere luce”.
Combinando le due sfumature semantiche, quella relativa alla vacuità e quella relativa alla luminosità, si è adottata qui la traduzione “spazio eterico”.
Il termine kha deriva dal tema verbale khan, “scavare” e designa gli spazi cavitari. Kha, il primo degli elementi, è dunque una sorta di contenitore vuoto che avvolge gli elementi via via più densi sino a racchiudere la creazione intera.

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