Dhanvantari, il Dio della Medicina, la divinità che presiede all'Āyurveda viene adorato in tutto il paese per il sollievo dalle malattie.
Ci sono templi di culto dedicati al Dio Dhanvantari e, cosa interessante, questi templi si trovano nell'India meridionale, specialmente nel Kerala.

Ghṛta è una parola sanscrita e si tratta di un termine tecnico che viene tradotto di norma con “Ghī” ovvero il burro chiarificato. È uno dei cinque prodotti derivati dalla mucca, i pañcagavya: dūdh (latte), dahī (yogurt), ghī (burro chiarificato), mūtr (urina) e gobar (sterco).
È un importante ingrediente da sempre usato in Āyurveda ed ampiamente descritto negli antichi testi classici ayurvedici. Esistono diversi Ghī” medicati che vengono utilizzati per via esterna ed interna.

Questa Upaniṣad di 57 versi paragona la mistica sillaba OM ad un uccello. La parte centrale di questa opera consiste nella descrizione del nāda (suono) che l’adepto è in grado di percepire grazie a particolari tecniche yogiche. 

E’ la parola che indica l’ombelico. La parola Nābhi significa anche: centro, punto di giunzione, casa, relazione, affinità, origine, capo. 
La parola indica anche il nome del punto Marma ad esso collegato, la dimensione del punto è di 4 aṇguli e controlla pacāka pitta e samāna vāyu. 

Letteralmente upa-ni-shad significa vicino a (upa) oppure ai piedi (ni), sedersi (sad), sedersi vicino a qualcuno; si accenna così in primo luogo al rapporto fra maestro e discepolo. Quest'ultimo siede con umiltà e venerazione ai piedi del guru per ascoltarne la saggezza. Upanishad in quanto tranquillo, attento atto del sedersi, significa perciò anche che la venerazione o la meditazione sono l'unico modo adeguato per avvicinarsi a quest'ultima realtà.

E’ il tridente, letteralmente “ le 3 lance”, che il Dio Shiva tiene nella mano destra, l’origine del Trishula è descritto nel Vishnu Purana

Le tre punte del Trishula hanno diversi significati
Rappresentano
la trinità -Brahma, Vishnu, Mahesh; Sarasvati, Lakshmi e Kali; 

A VATA DIO DEL VENTO (tratto da "Rig Veda le strofe della sapienza” di Saverio Sani) (X,168)

Io voglio ora celebrare la grandezza del carro di Vata: egli avanza spezzando, tonante è il suo mugghiare. Va lassù in alto nel cielo riempiendo l’aria di rossi bagliori e attraversa la terra spargendo la polvere…..

La parola vasanta deriva dalla radice sanscrita "vas" che significa "che brilla", "cha fa brillare" oppure "che spazza via". Vasanta ritu è la stagione che segue quella fredda ovvero il Shishira ritu che rappresenta invece la seconda parte dell'inverno. Sia l'inverno (hemanta) che shishira ritu sono freddi, generalmente cupi e con un cielo pieno di nuvole, pioggia e neve. L'arrivo della primavera porta con sé un azione di "pulizia" che si attua appunto spazzando via (vata) tutta la stasi di nuvole (kapha).

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