Vedere il mondo attraverso la pelle

Dr. Antonio Morandi e Carmen Tosto 

Twacha è il termine sanscrito che viene più frequentemente utilizzato in Āyurveda per indicare la pelle.
La parola Twacha deriva da Twach-Savarne Shatu che significa “ciò che copre i tessuti in modo omogeneo” e quindi ciò che copre il corpo.

L’Āyurveda presta un’attenzione particolare alla pelle; essa è infatti assieme al cuore la sola struttura a possedere negli antichi testi classici una dettagliata, e sotto molti versi strabiliante, descrizione della struttura anatomica e non solo funzionale.
Strabiliante perché queste descrizioni appartengono a testi di epoca remota e risulta incomprensibile come potesse essere nota in quel tempo la struttura anatomica microscopica.

Common Yoga Protocol

L’11 Dicembre 2014, con la risoluzione 69/131 le Nazioni Unite hanno proclamato il 21 Giugno Giornata Internazionale dello Yoga, con lo scopo di aumentare la consapevolezza a livello globale circa i benefici della pratica dello Yoga. 

Perciò, in tutto il mondo il 21 Giugno si tengono delle iniziative per far avvicinare le persone allo Yoga, ed è un'opportunità per chi vuole affacciarsi a questa pratica.
 

In occasione di questa storica decisione dell'ONU, nel 2014 il Governo indiano (Ministero dell'AYUSH) ha emanato il Protocollo Comune dello Yoga, in modo da fornire delle linee guida. All'interno del protocollo, dopo un'utile parte introduttiva che spiega cos'è lo Yoga, i suoi fondamenti e le scuole tradizionali, vengono elencate molte posizioni (asana), ognuna con spiegazione della tecnica, indicazione dei benefici, e delle eventuali controindicazioni.

L’apprendimento di nuove lingue plasma il cervello e rimodula la percezione della realtà. Cosa accade al cervello quando la lingua imparata è quella degli Dei, ovvero l'antica lingua sanscrita? Ce ne parla il neurologo ed esperto di Ayurveda, dottor Antonio Morandi

(Estratto dell'articolo MENTE SANSCRITA pubblicato sul nr. 64 della rivista Scienza e Conoscenza - Aprile 2018)  

L’apprendimento di una nuova lingua provoca dei cambiamenti sia a livello strutturale del cervello, che nell’elaborazione della percezione della realtà. Quest’ipotesi è stata confermata da molteplici studi.
È stato infatti ampiamente dimostrato come, anche nell’adulto, l’apprendimento di lingue straniere sia accompagnato da un cambiamento strutturale delle regioni del cervello coinvolte nel linguaggio e a un aumento di volume della loro materia grigia. Questi cambiamenti sottendono ovviamente una variazione a livello microstrutturale e cioè dei neuroni, delle cellule gliali e delle loro connessioni sinaptiche. In particolare, è stato osservato che proprio l’ippocampo e aree del lobo temporale sinistro sono strutture che si sono rivelate importanti per l’apprendimento di una nuova lingua. Come già accennato, l’ippocampo è cruciale per la formazione delle memorie a breve ed a lungo termine, ma è anche noto come quella struttura principalmente affetta nella malattia di Alzheimer. A tal riguardo è interessante notare che le persone bilingue tendono ad avere un inizio ritardato della malattia di Alzheimer rispetto alle persone monolingue. Come se l’aumento di volume dell’ippocampo indotto dal bilinguismo svolgesse un ruolo protettivo, forse di buffer, nei confronti della neurodegenerazione.

Alzheimer: affrontarlo con la medicina non convenzionale. L'esempio dell’Ayurveda

Terapia multidimensionale e grande attenzione alle relazioni interne ed esterne per la salute del malato: ce ne parla il dottor Antonio Morandi

(Estratto dell'intervista di Valerio Pignatta al dr. Antonio Morandi pubblicata sul nr. 61 Luglio 2017 della rivista Scienza e Conoscenza)  

Il punto fondamentale, quando si parla di medicina convenzionale e di medicine tradizionali, non convenzionali e integrate, è che mentre la realtà è una sola, esistono infiniti modi di osservarla e studiarla, e ognuno di essi coprirà solo una parte. Secondo il dottor Antonio Morandi, neurologo e medico ayurvedico:«La collaborazione fra i diversi sistemi di conoscenza porta a un aumento delle possibilità di descrizione dei fenomeni e quindi a una maggiore comprensione. Questo è un punto molto delicato e attualmente fonte di considerevole confusione. L’integrazione deve essere intesa come collaborazione non come fusione fra i sistemi. Una fusione porta a una perdita dei riferimenti epistemologici dei singoli sistemi o al massimo al prevalere di uno sull’altro. In entrambi i casi non si pongono le condizioni per il cambiamento di paradigma che è alla base di ogni grande scoperta scientifica»

Cervello e cuore, la modernità dell’Āyurveda

(Articolo del dr. Antonio Morandi  pubblicato nella Rubrica di Medicina Ayurvedica di Medicina Integrata il 1 Febbraio 2018)  

La funzione del sangue e il suo flusso erano cose ben note agli antichi sapienti ayurvedici, ben prima della dimostrazione di Harvey nel 1628 (1,2,3).

Il flusso del sangue e la funzione di pompaggio del cuore sono chiaramente menzionati sia nell’Atharva Veda (4), uno dei quattro Veda, gli antichi testi sapienziali vedici risalenti al II millennio a.C., che nei principali testi classici ayurvedici (5). La parola stessa “Hṛdaya” che in sanscrito definisce il cuore, ha un’etimologia che ne descrive chiaramente la funzione.

I sentieri della meditazione

Per capire che cos’è la meditazione è necessario conoscere il punto di vista indiano sulla struttura della mente. Lo scopo è liberarsi dall’ego che secondo la medicina ayurvedica è all’origine di tutte le malattie

(Articolo di Antonio Morandi e Carmen Tosto pubblicato su L'Altra Medicina il 3 Ottobre 2013. - SCARICA L'ARTICOLO COMPLETO)

Il pensiero delle varie filosofie indiane così come quello dell’Āyurveda vede la mente come il nostro reale e principale ostacolo, è ciò che ci inganna e confonde e, al pari di una cortina di fumo, ci separa dalla nostra più vera e intima essenza.

Surya Namaskara - il Saluto al Sole

La tradizione indiana parla dei benefici della luce solare e propone una pratica antichissima: una sequenza di posizioni da eseguire all’alba per assorbire l’energia cosmica e riscoprire il nostro sole interno.

(Articolo di Carmen Tosto pubblicato su L'Altra Medicina il 3 Giugno 2012. - SCARICA L'ARTICOLO COMPLETO)

L’adorazione del sole è stata la prima e la più naturale forma di espressione interiore dell’uomo; la maggior parte delle tradizioni più antiche include una forma di adorazione al sole, incorporando vari simboli e divinità solari; ma solo la cultura vedica ha preservato in modo ideale queste tradizioni.

Il presente ed il futuro dell’Āyurveda

Dr. Antonio Morandi

(traduzione dell’articolo apparso su Dhanvantari - Journal of Ayurveda. 2014 Vol.1 n.1: 21-28)

Credo che in ogni cosa ed avvenimento vi sia una precisa ragione e quindi anche in questa occasione della ri-nascita di questo prestigioso giornale, che dopo decenni di silenzio riprende con rinnovato vigore la sua attività. Il nome stesso del giornale, Dhanvantari, ne esprime la forza e la vitalità così come la divinità stessa ispiratrice e protettrice dell’Āyurveda, avatar di Viṣṇu, preserva e mantiene in questo caso la conoscenza della Scienza della vita. Preservare la conoscenza dell’Āyurveda è infatti un elemento di fondamentale importanza in questo momento storico dominato spesso dalla confusione, dalla frammentazione e dall’incertezza. Sicuramente l’Āyurveda non ha bisogno di essere preservata, essa è Dhanvantari, ovvero è la preservazione e la vita stessa, ma la sua conoscenza da parte degli uomini ne ha bisogno, eccome.

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